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sabato 5 febbraio 2022

Artigiani di pace: una scelta consapevole

Il terzo appuntamento del percorso di formazione 2021/2022 per educatori e catechisti

Il percorso di formazione per educatori e catechisti "Su misura per te" promosso dall'equipe di coordinamento diocesano dell'ACR è divenuto, in questo mese della Pace, una occasione di riflessione per tutta l'associazione, in collaborazione con la presidenza diocesana.
L'intervento di don Daniele De Angelis, vicerettore del Seminario Regionale e già assistente regionale ACR, su piattaforma zoom è stato integralmente registrato per mettere a disposizione di tutti l'interessante approfondimento sul tema del discernimento.

lunedì 5 febbraio 2018

L' hate speech tra libertà di espressione e tutela della dignità

Dopo i terribili fatti dell'ultima settimana a Macerata, una riflessione sul "linguaggio di odio" che imperversa a tutti i livelli (politica, social, media) e sulla sua influenza tratta dall'ultimo numero di Dialoghi (4/2017).

C'è un rapporto tra hate speech, il linguaggio dell'odio, ed episodi di intolleranza, discriminazione e violenza? Solo una "comunicazione costruttiva" permette alle parole di essere strumento di pace e non di violenza.
di Mattia F. Ferrem

Sempre più va diffondendosi nel dibattito pubblico l'attenzione verso l' hate speech (o linguaggio d'odio, per impiegare l'espressione italiana) e si susseguono le iniziative per contrastare tale fenomeno, in considerazione del nesso tra espressioni d'odio, da una parte, e atti di intolleranza, discriminazione o violenza, anche terroristica, dall'altra. 
Prima di trattare del rapporto esistente tra discorso d'odio e violenza, è bene, però, premettere che non esiste né a livello nazionale, né internazionale, una definizione condivisa di hate speech.
In particolare, se è pacifico come tratto identificativo dell' hate speech il fatto di essere indirizzato nei confronti di uno specifico gruppo di persone che condivide una particolare caratteristica (carne l'etnia, la nazionalità, la religione, il sesso, la disabilità), è, invece, piuttosto controverso quali possano essere considerate espressioni di odio/ostilità/pregiudizio, tali da costituire un discorso d'odio. 
Di conseguenza, al novero degli hate speech si può ricondurre una vastissima gamma di espressioni, che va dalla vera e propria istigazione alla violenza contro uno specifico gruppo etnico o religioso, al mero impiego dei pronomi maschili e femminili, da taluni ritenuto non rispettoso del divieto di discriminazione sulla base dell'identità di genere.

giovedì 5 febbraio 2015

Non più schiavi, ma fratelli!

L'intervento di Cecile Kyenge alla Marcia della Giustizia e della Pace 2015


Anche quest'anno la Marcia della Giustizia e della Pace Recanati-Loreto ha fornito ai numerosi partecipanti interessanti spunti di riflessione e confronto su tematiche di grandi attualità, ispirate alle parole del papa nel messaggio per la XLVIII giornata mondiale della pace.
Grazie alla cortesia del testimone presente in basilica a Loreto, al termine della marcia, Cecile Kyenge, già ministro per l'integrazione ed ora europarlamentare, pubblichiamo di seguito il testo dell'intervento che ha concluso l'evento.
"Cari amici e care amiche, vi ringrazio per avermi invitato qui oggi per partecipare a questa importante marcia dedicata al tema su cui il Santo Padre ci ha invitato a riflettere per aiutarci a costruire un futuro di pace: “Non più schiavi, ma fratelli”. 
Siamo tutti chiamati a diventare obiettori di coscienza, obiettori contro la cultura dell’odio e della violenza, obiettori contro la deriva dell’etica, obiettori contro l’abbrutimento dell’essere umano...
il padrone ha diritti e privilegi, lo schiavo solo doveri e divieti;
il padrone ha potere, lo schiavo ne è stato derubato;
il padrone ha ricchezza, lo schiavo non possiede nemmeno se stesso;
Il padrone ha riconoscimento e identità, lo schiavo a volte è privato perfino della dignità e di un nome;
Ecco cos’è la schiavitù: una relazione asimmetrica
Dobbiamo imparare a parlare sempre di più di fratellanza
È una relazione senza possesso, di libertà e di affetto, una relazione di pace e non di violenza.

venerdì 31 ottobre 2014

Quanto vale la vita umana?

L'assedio della violenza spettacolarizzata è il bisogno di un esame di coscienza
di Luigi Alici
(tratto da Dialoghi n. 3 anno XIV)

Non avremmo mai immaginato un assedio più straziante e intollerabile di questo. La stampa, la televisione e ancora più la rete sono ammorbati, in questi mesi, da un orrendo odore di morte.
Il popolo dei social network, in particolare, al netto di paranoie maniacali da cui sembra invincibilmente attratto, intercetta e rilancia quasi ossessivamente foto e filmati raccapriccianti soprattutto legati a efferate esecuzioni sommarie da parte dei Jihadisti in Iraq.
La tecnologia ci consente di vedere quello che non avremmo mai immaginato: decapitazioni tra sghignazzi osceni, che nessuno accetterebbe mai di lasciar compiere su un animale; ragazze cristiane vendute come schiave, mamme urlanti e bambini yazidi disperati in marcia nel deserto, condannati a morire  o a sopravvivere in quel mix di disperazione e di odio che è l'incubatore perfetto di violenze inimmaginabili.
Il progresso è una medaglia: più aumenta il diametro, più crescono insieme, simultaneamente, le due facce opposte, positiva e negativa.
C'è qualcosa di inquietante in questa strana coabitazione di efficiente tecnologia e di cupa regressione nella barbarie. In molti casi, si ha la sensazione netta che la ferocia sia un ingrediente essenziale della spettacolarizzazione. Si può distruggere una vita con un gesto di crudeltà del tutto immotivata e gratuita, e questo è di per sé un atto gravissimo; lo si può fare, però, anche in modo calcolato e strumentale, perché quel sacrificio non sia "sprecato" ma serva ad un'astuta contabilità di morte, come l'ingrediente più efficace di un'aberrante logica (?) di potere. Questo - se possibile - è ancora peggio. I gironi infernali che sprofondano verso l'abisso del male sembrano non aver mai fine.

giovedì 3 gennaio 2013

La giornata mondiale della pace

Beati gli operatori di pace
di Simone Baroncia


Ormai è buona tradizione che il 1 gennaio venga divulgato dal papa un messaggio per la Giornata mondiale della Pace, che fu istituita dal venerabile papa Paolo VI il 1 gennaio 1968: è un’occasione per approfondire i temi del nostro vivere. Quindi è tradizione che il papa proponga un tema e dia linee capaci di generare un proficuo dibattito per declinare il nome della pace nel mondo. Il testo proposto per la giornata mondiale della pace del 2013 ha un senso profondo e attuale, che non sta nella questione dell’aborto, dei matrimoni omosessuali o dell’eutanasia, come nella lotta alla massimizzazione del profitto o a chi vuole smantellare lo stato sociale o nell’essere a favore dello sviluppo sostenibile. Queste sono conseguenze di un senso più profondo che consiste nel leggerle all’interno di una visione ‘integrale’ sull’uomo. E quindi la prevalenza di letture unilaterali, parziali e superficiali, come è avvenuto al messaggiodi papa Benedetto XVI, che ha voluto dedicare il messaggio di questo anno agli operatori di pace, impone una lettura completa del messaggio stesso, fin dal suo preambolo, per comprendere bene il finale: .. (continua a leggere)