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giovedì 5 febbraio 2015

Non più schiavi, ma fratelli!

L'intervento di Cecile Kyenge alla Marcia della Giustizia e della Pace 2015


Anche quest'anno la Marcia della Giustizia e della Pace Recanati-Loreto ha fornito ai numerosi partecipanti interessanti spunti di riflessione e confronto su tematiche di grandi attualità, ispirate alle parole del papa nel messaggio per la XLVIII giornata mondiale della pace.
Grazie alla cortesia del testimone presente in basilica a Loreto, al termine della marcia, Cecile Kyenge, già ministro per l'integrazione ed ora europarlamentare, pubblichiamo di seguito il testo dell'intervento che ha concluso l'evento.
"Cari amici e care amiche, vi ringrazio per avermi invitato qui oggi per partecipare a questa importante marcia dedicata al tema su cui il Santo Padre ci ha invitato a riflettere per aiutarci a costruire un futuro di pace: “Non più schiavi, ma fratelli”. 
Siamo tutti chiamati a diventare obiettori di coscienza, obiettori contro la cultura dell’odio e della violenza, obiettori contro la deriva dell’etica, obiettori contro l’abbrutimento dell’essere umano...
il padrone ha diritti e privilegi, lo schiavo solo doveri e divieti;
il padrone ha potere, lo schiavo ne è stato derubato;
il padrone ha ricchezza, lo schiavo non possiede nemmeno se stesso;
Il padrone ha riconoscimento e identità, lo schiavo a volte è privato perfino della dignità e di un nome;
Ecco cos’è la schiavitù: una relazione asimmetrica
Dobbiamo imparare a parlare sempre di più di fratellanza
È una relazione senza possesso, di libertà e di affetto, una relazione di pace e non di violenza.

giovedì 18 dicembre 2014

Il valore della clausura

Intervista alle Carmelitane di Tolentino
di Simone Baroncia

Santa Teresa d’Avila nel libro delle ‘Fondazioni’ ha scritto: “So per esperienza, prescindendo da ciò che ne ho letto in molti libri, il grande vantaggio che deriva ad un’anima quando non si allontana dall’obbedienza. So che da ciò dipende il progresso nella virtù e l’acquisto graduale dell’umiltà; nell’obbedienza sta la sicurezza contro il timore di smarrire la strada del cielo, timore che è bene sia sentito da noi mortali finché dura questa vita; nell’obbedienza sta la pace così apprezzata dalle anime che desiderano piacere a Dio. Se infatti con tutta sincerità esse si sottopongono a questa santa obbedienza e vi assoggettano l’intelletto, non volendo ascoltare altro parere che quello del proprio confessore, e se sono anime di religiosi, del proprio superiore, il demonio cessa di assalirle procurando continue cause di agitazione perché sa ormai che ne uscirà con perdita anziché con guadagno. Parimenti cessano i nostri inquieti movimenti volti sempre a farci agire in base alla nostra volontà e ad asservire la ragione a ciò che è di nostra personale soddisfazione, perché ci ricordiamo di aver decisamente sottomesso il nostro volere a quello di Dio, assoggettandoci a chi ne fa le veci”.
Partendo da questo postulato abbiamo incontrato le carmelitane scalze del monastero di santa Teresa di Tolentino, che celebrano i 50 anni del nuovo Monastero.

sabato 22 febbraio 2014

Luigi Rocchi: "amo la vita quindi accetto la croce!"

"Sciocchi, non vi accorgete di essere felici?"
di Simone Baroncia

Luigi Rocchi, nasce a Roma il 19 Febbraio 1932 muore a Macerata il 26 Marzo 1979 all'età di 47 anni, dopo averne passati 28 immobile mani e piedi, in un letto, colpito da distrofia muscolare progressiva. 
Il primo a ribellarsi è lui, che attraversa tutte le fasi della difficile convivenza con la malattia: tristezza prima, crisi esistenziale poi, cui si aggiunge una crisi di fede e una ribellione fino all’orlo della disperazione. A salvarlo in extremis, dice lui, è la frase ‘Luigino, Gesù ti ama’, che la mamma, come una cantilena, gli ripete da quando è piccolo, tanto più vera se si considera il cammino di fede che questa donna semplice ha dovuto compiere per arrivare ad accettare la malattia del figlio ed a tenerselo in casa, contrariamente all’abitudine dell’epoca di ricoverarlo in qualche istituto. 
Attingendo a quanto l’Azione Cattolica gli ha trasmesso in adolescenza ed alla preghiera che diventa il respiro della sua giornata, arriva alla conclusione che ‘quando si è una candela che si consuma si può scegliere di ardere in cantina o su un altare’. 
E’ in corso a Roma la causa di Beatificazione. Riportiamo un suo breve articolo scritto per il ‘Messaggero di Sant’Antonio’ il 25 ottobre 1975; un estratto dell’omelia della messa celebrata da mons. Claudio Giuliodori il 30 marzo del 2009 (trentennale della morte).

lunedì 17 febbraio 2014

La presenza dei cristiani nella società

La via laicale alla santità di Giuseppe Lazzati
di Simone Baroncia

Giuseppe Lazzati (1909-1986) potrebbe essere ricordato per molte ragioni: per i suoi contributi di studioso del cristianesimo antico, per l’impegno in Azione Cattolica che lo porta ad anticipare di trent’anni quella che sarà poi chiamata la "scelta religiosa" dell’AC, per la stagione di partecipazione diretta alla politica come deputato alla Costituente e poi al Parlamento, per il ruolo svolto come Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. 
Pur non essendo un teologo, Lazzati ha elaborato una sorta di via laicale alla santità. Già nel 1936, egli intende l’apostolato di AC come robustamente radicato nella realtà storica: si tratta di ‘portare Cristo alle masse’, non bisogna chiudersi nel bacino di utenza tradizionale, quello dei fedeli praticanti, ma aprirsi ‘agli uomini di campagna e di città, abitatori delle umili case e di grandi palazzi, lavoratori dei campi e operai, uomini di studio e di commercio, infelici per i quali non brillò la luce della verità, schiavi delle tenebre pagane’. 
Papa Francesco, il 5 luglio 2013 ha autorizzato la pubblicazione del decreto con il quale si riconosce che ‘Giuseppe Lazzati, Laico consacrato’ ha vissuto in modo singolare tutte le virtù cristiane e, pertanto, può essere usato per lui il titolo di Venerabile. Riportiamo brevi riferimenti di alcuni suoi scritti sulla santità.

venerdì 14 febbraio 2014

"In voi posso confidare"

Le prime parole del beato Giovanni Paolo II all'A.C.
di Simone Baroncia

Karol Józef Wojtyła, eletto Papa il 16 ottobre 1978, nacque a Wadowice, città a 50 km da Cracovia, il 18 maggio 1920. Era il secondo dei due figli di Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska, che morì nel 1929. A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Adam Stefan Sapieha. Nel contempo, fu uno dei promotori del ‘Teatro Rapsodico’, anch’esso clandestino. Il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo di Cracovia da Paolo VI che lo creò Cardinale il 26 giugno 1967. E’ stato eletto Papa il 16 ottobre 1978. In seguito alla causa di beatificazione, il 1º maggio 2011 è stato proclamato beato dal suo immediato successore Benedetto XVI; il 30 settembre 2013 viene comunicato che verrà proclamato santo il 27 aprile 2014, insieme al predecessore Giovanni XXIII.
Uno delle prime udienze di papa Giovanni Paolo II è riservata all’Azione Cattolica, a pochi mesi dalla sua elezione, il 30 dicembre 1978: “Sorelle e fratelli carissimi! Una grande, paterna letizia pervade il mio cuore nel ricevervi oggi per la prima volta nell’atmosfera così suggestiva e toccante del Natale…

Il posto dell’Azione Cattolica nella Chiesa

Il ruolo dell'A.C. nel magistero di Giovanni XXIII
di Simone Baroncia

Papa Giovanni XXIII nacque a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, il 25 novembre 1881, primo figlio maschio di Marianna Mazzola e di Giovanni Battista Roncalli. Il 13 luglio 1904 conseguì il dottorato in teologia… L’elezione, il 28 ottobre 1958, del settantasettenne Cardinale Roncalli a Successore di Pio XII rivelò uno stile che rifletteva la sua personalità umana e sacerdotale, rappresentato dal Concilio Vaticano II, il cui annuncio fu dato nella basilica di S. Paolo il 25 aprile 1959… Papa Giovanni XXIII fu dichiarato beato da Papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000. Il 5 luglio 2013 Papa Francesco ha firmato il decreto per la canonizzazione di Giovanni XXIII che avverrà il 27 aprile 2014…
Il 10 gennaio 1960 papa Giovanni XXIII diede udienza alla Gioventù Femminile Romana di Azione Cattolica per il quarantennale della sua costituzione: “Nella Nostra città e diocesi di Bergamo eravamo stati per l'innanzi molto bene occupati nella fondazione della Unione Donne, nell'avviamento dei primi Circoli femminili e nella Sezione Sociale della Giunta Diocesana. LasciateCi confidare, con quella commozione che potete immaginare, che di questo ministero, di cui fummo sempre tanto e tanto contenti, Noi siamo debitori al Nostro grande Vescovo, Monsignor Giacomo Maria Radini Tedeschi, meritamente chiamato ‘Araldo dell'Azione Cattolica’, e ad alcuni bravi e buoni laici, il cui ricordo ancora Ci intenerisce.

lunedì 10 febbraio 2014

Chiamati a dare esempio di comunione

L'invito del card. Ballestrero alla corresponsabilità
di Simone Baroncia

La Conferenza episcopale del Piemonte ha deciso di iniziare l'iter per la causa di beatificazione del cardinale Anastasio Ballestrero, carmelitano, già arcivescovo di Torino e presidente della Cei dal 1979 al 1985: “Con gioia, in modo plebiscitario c’è l’annuncio dell’avvio dell’inchiesta diocesana per la causa di beatificazione-canonizzazione del card. Anastasio Ballestrero e di Suor Maria Carola del Cottolengo”. 
Nato a Genova il 3 ottobre 1913, entrato giovanissimo nell'ordine dei carmelitani, Ballestrero è stato a lungo una figura centrale nella vita della Chiesa italiana. Preposito generale dei carmelitani scalzi per due mandati, partecipò come perito al Concilio Vaticano II. Paolo VI lo nominò nel 1973 come arcivescovo di Bari e poi nel 1977 lo trasferì alla guida della Chiesa di Torino, proprio mentre la città viveva la stagione difficilissima degli Anni di piombo. 
Da presidente della Cei guidò la riflessione che nel 1981 portò al documento "La Chiesa italiana e le prospettive del Paese" e il cammino che portò al Convegno ecclesiale di Loreto nel 1985 intorno al tema "Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini". 
Lasciata la guida dell'arcidiocesi di Torino nel 1989, morì il 21 giugno 1998. Da11'8 all'11 dicembre 1983 l'Azione Cattolica Italiana ha celebrato in Roma la V Assemblea Nazionale, per il rinnovo del Consiglio e l’elaborazione del programma di formazione e di attività apostolica. A sostegno ed orientamento di tale impegno il Cardinale Presidente della C.E. I., Card. Anastasio A. Ballestrero, indirizzò il giorno 11 febbraio 1984 all'Assistente Ecclesiastico Generale dell'A.C.I., Mons. Fiorino Tagliaferri, la lettera che pubblichiamo di seguito.

mercoledì 5 febbraio 2014

L'Azione Cattolica nel cuore

Il card. Pironio all'assemblea costitutiva della FIAC del 8 novembre 1991.
di Simone Baroncia

Eduardo Francisco Pironio (Nueve de Julio, 3 dicembre 1920 – Roma, 5 febbraio 1998) nel 1974 fu invitato da Paolo VI a predicare gli esercizi spirituali alla Curia Romana.
Nel 1984 fu nominato da Giovanni Paolo II presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, dove tra l’altro collaborò a ideare le Giornate mondiali della gioventù.
Il 23 giugno 2006 il cardinale Camillo Ruini, vicario del papa per la diocesi di Roma, ha aperto la fase diocesana del suo processo di beatificazione.
Nel suo testamento spirituale il cardinale Pironio scrisse: "Magnificat! Rendo grazie a Dio per aver potuto consumare le mie povere forze e talenti nella dedizione ai carissimi laici, l'amicizia e la testimonianza dei quali mi hanno arricchito spiritualmente. Ho amato molto l’Azione Cattolica…".
Riportiamo di seguito le riflessioni del cardinale all'assemblea costitutiva FIAC del 8 novembre 1991 quale presidente del Pontificio Consiglio per i Laici:

Il servizio è la gioia

Il discorso di Vittorio Bachelet alla II assemblea. 
di Simone Baroncia 

Vittorio Bachelet (Roma, 20 febbraio 1926 – Roma, 12 febbraio 1980) è stato un giurista e politico italiano, fu assassinato dalle Brigate Rosse. 
Ultimo dei nove figli di Giovanni, ufficiale dell'esercito, e di Maria Bosio, ancora bambino si iscrive all'Azione Cattolica, presso il circolo parrocchiale di S. Antonio di Savena di Bologna, dove allora vive la sua famiglia. Non abbandona mai la militanza nell'Azione Cattolica e ne diviene uno dei principali dirigenti nazionali. Papa Giovanni XXIII nel 1959 lo nomina vicepresidente nazionale e nel 1964 Paolo VI lo nomina Presidente Generale per la prima volta (verrà riconfermato anche per i due mandati successivi, fino al 1973; per l'ultimo mandato è eletto dal Consiglio Nazionale e non più nominato dal Papa, secondo il nuovo statuto che proprio Paolo VI ha incoraggiato e approvato nel 1969). 
Di seguito riportiamo il conclusivo di Vittorio Bachelet alla seconda Assemblea nazionale dell'ACI (Roma, 20-23 settembre 1973).

lunedì 17 giugno 2013

A scuola di santità: Odoardo Focherini.

Intervista a Rodolfo Focherini, figlio del nuovo beato.
di Simone Baroncia

Sabato 15 giugno a Carpi è stato proclamato ‘beato’ Odoardo Focherini. Nato il 6 giugno 1907, cresce nella realtà ecclesiale carpigiana e dentro l’Azione cattolica, che lo forma ad una spiritualità solida e senza crucci, priva di esibizionismo; l’attenzione agli ultimi, l’amore concreto e solidale per il prossimo lo spingono a inserirsi pienamente nella realtà ecclesiale e civile del suo tempo. Nel 1930 sposa Maria Marchesi: tra il 1931 e il 1943 nascono sette figli: Olga (deceduta nel 2007), Maddalena, Attilio (deceduto nel 1946 a 11 anni), Rodolfo (che mi ha concesso questa intervista), Gianna, Carla, Paola. Nel 1936 diventa presidente dell’Azione Cattolica Diocesana. Tra il 1929 e il 1942 Odoardo Focherini è regista e cronista di importanti avvenimenti diocesani, i Congressi Eucaristici, che segnano profondamente la vita religiosa e sociale del tempo. Nel 1939 assume l’incarico di amministratore delegato del quotidiano cattolico L’Avvenire d’Italia, con sede a Bologna. Nel 1942 comincia l’attività di Odoardo Focherini a favore degli ebrei.
Nel marzo del 1944, presso l’ospedale di Carpi, Odoardo è arrestato dalle SS mentre cerca di organizzare la fuga di Enrico Donati, l’ultimo ebreo che riesce a salvare e trasportato al campo di Gries (Bolzano); da Gries è deportato in Germania, nel campo di Flossenburg e poi nel sottocampo di Hersbrück, dove muore a 37 anni il 27 dicembre 1944, dopo aver salvato 105 ebrei dalla deportazione nei lager. Ad assisterlo nei momenti estremi Teresio Olivelli (del quale pure è stata avviata la causa di beatificazione e che Odoardo aveva salvato da morte certa, sfamandolo di nascosto, ovviamente togliendosi il pane di bocca). Solo a guerra ultimata, il 6 giugno del 1945, la triste notizia arriva a Maria. Da quel giorno in poi le attestazioni di stima non si sono mai fermate. Tra i vari riconoscimenti ricevuti, la Medaglia d’oro delle Comunità Israelitiche italiane (Milano, 1955) e il titolo di Giusto fra le Nazioni (Gerusalemme, 1969), la Medaglia d’oro della Repubblica Italiana al Merito Civile alla memoria (2007). Il processo di beatificazione era iniziato nel 1996.
(Leggi l'intervista a Rodolfo Focherini, figlio del beato)

lunedì 6 maggio 2013

Custodire la speranza per una giustizia nel lavoro

In preghiera con la comunità diocesana per il lavoro

È solo tornando a percorrere le strade di una fraternità costruite con lo stile del custode - di colui, cioè, che si prende cura dell’altro e del bene comune - che si possono individuare possibile soluzioni alla crisi attuale, e perché tale costruzione sia solida non può che essere fatta "insieme".
Sulla base di queste considerazioni la presidenza diocesana di A.C. insieme con il Movimento Lavoratori di A.C. ha celebrato lo scorso martedì 30 aprile, dalle ore 21,30, la quarta edizione della "Veglia Regionale per il Lavoro" presso il monastero Corpus Domini di Macerata con lo slogan “Custodire la speranza per una giustizia nel lavoro”, come momento comune di riflessione e di preghiera offerta a tutta la diocesi e, dietro lo stimolo della delegazione regionale di A.C., alle altre diocesi della regione.
Un’iniziativa che, in collaborazione con gli uffici di pastorale diocesani (problemi sociali e lavoro e Caritas), ha saputo arricchire, grazie al coinvolgimento ed alla partecipazione di numerose altre aggregazioni ed associazioni, una comunione ecclesiale vissuta concretamente nella nostra diocesi in tanti gesti ed occasioni, che fanno della Chiesa l’immagine più bella rivelata dal Concilio Vaticano II.
La ricchezza della riflessione e delle testimonianze impone la possibilità di condividerle almeno in minima parte con quanto non hanno potuto partecipare.
A lato la riflessione di don Egidio Tittarelli (vicario diocesano per la pastorale) su vangelo di Luca (Lc 9, 10-17), il testo integrale della Veglia di Preghiera e di seguito le testimonianze ascoltate:
* la testimonianza di Paul Beraudy (operaio in cassaintegrazione) sulla "denuncia dell'ingiustizia";
* la testimonianza di Maria Giovanna Varagona (artigiano laboratorio "La Tela")sulla "gestione dei conflitti";
* la testimonianza di Giuliana Giacinti (imprenditrice agricola) sullo "stile del custode".

venerdì 29 marzo 2013

Tonini ricorda il Servo di Dio Luigi Rocchi

Procede la causa di beatificazione di Luigi Rocchi.
di Simone Baroncia


“La nostra fede nasce da un ‘vuoto’: il ‘vuoto’ del sepolcro di Gesù, un ‘vuoto’ che riempie la nostra vita. Un mio amico ‘gran ragionatore’ mi scherniva che la mia fede poggia su di un ‘vuoto’.
‘E dentro quel vuoto che cadrete voi che avete fede. Il nulla è la vera fede’. Nichilista anzi che no... sano e libero e più sfortunato di me, che sono come un baccalà. Allora ho avuto paura della mia fede: è una grande responsabilità averla. Sentire questa responsabilità credo che sia il vero senso della Pasqua. Rendersi credibili non è facile e non ci aiuta il passato della Chiesa, che per tanto tempo è vissuta giocandosi la credibilità. Ecco il nostro impegno: rendere credibile la Chiesa che siamo noi, diventando ‘servitori’ di una umanità che ha un terribile bisogno di Amore, di Giustizia e di Libertà vera, che consiste nel capire che solo l’Amore ci fa liberi. Cristo è questa libertà. Oggi ci sono tanti cristiani per questo o per quello, io direi che si deve essere cristiani per Cristo e il resto verrà da sé”.
Così scriveva Luigi Rocchi, il tolentinate colpito da distrofia muscolare progressiva che non accettava la propria condizione di disabilità; anzi ...

martedì 12 febbraio 2013

Occorre svegliare l'aurora!

I cento anni dalla nascita di Giuseppe Dossetti.
di Simone Baroncia

L’unica possibilità e la condizione pregiudiziale di una ricostruzione stanno proprio in questo: che una buona volta le persone coscienti e oneste si persuadano che non è conforme al vantaggio proprio restare assenti dalla vita politica e lasciare quindi libero campo alle rovinose esperienze dei disonesti e degli avventurieri”: sembrano parole attuali, ma sono state pronunciate nel marzo del 1945, da Giuseppe Dossetti, di cui il 13 febbraio ricorre il centenario della nascita. Durante la Resistenza partecipa alla lotta armata e dopo il 25 aprile è chiamato a Roma, cooptato dalla Democrazia Cristiana. Deputato alla Costituente e alla Camera e vicesegretario della DC di De Gasperi, in anni di intensa lotta politica, Dossetti cerca una via politica originale: la costruzione di una democrazia ‘sostanziale’. Nel 1947 fonda la rivista ‘Cronache Sociali’, riferimento delle migliori energie del partito democristiano e fucina di tantissimi quadri politici. Nel 1951 si ritira dal Parlamento, dal partito e dallo stesso impegno universitario. Si trattava per lui di lavorare profondamente per un rinnovamento della Chiesa che solo avrebbe consentito una diversa qualità della politica dai parte dei cattolici.

venerdì 30 novembre 2012

Auguri fratel Arturo Paoli!

Il Piccolo Fratello di Charles de Foucauld compie 100 anni.

di Simone Baroncia

Venerdì 30 novembre fratel Arturo Paoli compie 100 anni. Un doveroso augurio a chi in tutti questi anni non ha mai smesso di educare i giovani alla speranza cristiana ed all’impegno nella società. Raccontare la sua storia è impossibile per la sua intensa vita di fedeltà a Gesù Cristo, ma raccontare ciò che ha seminato in chi ha avuto l’opportunità di ascoltarlo è possibile, in quanto raccontava dell’incontro di Cristo con un sorriso ed una gioia contaminante. La sua storia di impegno cristiano inizia nella Resistenza, per proseguire negli anni ‘50 con l’impegno di vice assistente nazionale dell’Azione Cattolica, che lascia poco dopo per posizioni di coerenza verso l’impegno di formatore di giovani; diventa un ‘migrante’ (è imbarcato, infatti, come assistente spirituale sulle navi che portano gli italiani verso l’Argentina). Poi la scoperta della Fraternità dei Piccoli Fratelli che lo porterà nel deserto del Sahara, nella parte algerina, seguendo le orme di Charles de Foucauld, e trascorrendo 13 mesi il suo noviziato religioso (obbligatorio per poter entrare nella Congregazione), nel deserto del Sahara.

giovedì 29 novembre 2012

L'essenziale

La vita di un parroco a Marsiglia, emblema del ritorno all'essenziale nell'anno della fede (Avvenire 29/11/2012)

Un interessante pezzo dal numero oggi in edicola di Avvenire. L'incontro con la vita del parroco della chiesa di Saint Vincent de Paul in rue de Canabiere a Marsiglia, dove ogni domenica occorre fare la fila per entrare a messa!

Quella tonaca nera svolazzante sulla rue Canabière, tra una folla più maghrebina che francese, ti fa voltare. Toh, un prete, e vestito come una volta,per le strade di Marsiglia. Un uomo bruno, sorridente, eppure con un che diriservato, di monacale. E che storia, alle spalle: ... (continua a leggere)

mercoledì 17 ottobre 2012

Ribellatevi con la vita!

Recentemente pubblicato da Avvenire un inedito di don Oreste Benzi

Una riflessione toccante sul modo di affrontare ed amare il mondo senza farsene travolgere!
Io dico spesso ai giovani che sempre più frequentemente incontro: “Ribellatevi, non con la violenza, ma con la vita, senza mai demordere. Siate come un rullo compressore vivente che non lascia tranquillo nessuno. Non scendete a compromesso. Riappropriatevi della gestione della società. Siete stati sradicati dalle vostre origini, vi è stato tolto il futuro dalle mani, siete costretti a consumare emozioni. Per il sistema è meglio che siate drogati!”. Nella società del profitto il potere economico, politico, finanziario, ha come fine principale se stesso.
Le leggi che lo regolano non tengono conto ... (continua a leggere)